A Ludwigsburg, nel cuore del Württemberg, c'è una grande residenza barocca alla cui costruzione lavorarono centinaia di uomini arrivati in gran parte da una valle lombarda: la Val d'Intelvi. Per secoli le sue famiglie hanno mandato lontano muratori, scultori, stuccatori e architetti, e qualcosa di quel lavoro è tornato a casa, nelle chiese dei loro paesi. È una storia che si capisce meglio camminando fra i banchi di una parrocchiale.
Da dove viene questa tradizione
Già nel Medioevo le fonti parlano di maestri comacini e antelami, artigiani che lavoravano nelle città italiane: il nome rimanda alla diocesi di Como e proprio alla Val d'Intelvi. L'emigrazione artistica degli intelvesi si fa più intensa fra Cinquecento e Settecento, e dal Seicento punta sempre di più verso i territori a nord delle Alpi. Si partiva in gruppi legati da parentela e paese, seguendo i cantieri. Era un'organizzazione da imprese di famiglia, in cui il mestiere passava da padre in figlio.
Due tecniche sono rimaste legate a questa terra. Lo stucco è un impasto a base di calce o gesso, che permette di modellare figure e cornici con una leggerezza impossibile nella pietra. La scagliola ne è una derivazione: gesso, colla animale e pigmenti, lucidati fino a imitare i marmi e le pietre dure. In valle arrivò verso la metà del Seicento, e le botteghe locali si distinsero per i disegni molto colorati su fondo nero, soprattutto nei paliotti, i rivestimenti della parte anteriore degli altari.
Tre nomi da ricordare
- I Carloni di Scaria. Giovanni Battista lavorò al Duomo di Passau. I figli sono i più celebri: Diego Francesco (1674-1750), maestro dello stucco, e Carlo Innocenzo (1687-1775), pittore e frescante. Lavorarono fra l'altro a Ludwigsburg, Stoccarda, Vienna e Passau.
- Frisoni e i Retti di Laino. Donato Giuseppe Frisoni (1683-1735), originario di Laino, arrivò a Ludwigsburg come stuccatore e nel 1715 si vide affidare l'architettura del palazzo, pur senza una formazione specifica. Accanto a lui lavorò il parente Paolo Retti, costruttore; Livio Retti, nato a Laino nel 1692, vi lavorò come pittore e vi morì nel 1751.
- Bagutti, poco oltre il confine. Giovanni Battista Bagutti, stuccatore nato nel 1681, non era della valle ma della vicina Rovio, in Ticino. Lavorò in Inghilterra, dove è documentato a Castle Howard dal 1709: un buon esempio di quanto lontano portasse lo stesso mestiere.
Dove vederla in valle: Scaria
Se avete tempo per una sola tappa, che sia Scaria, frazione dell'odierno comune di Alta Valle Intelvi. La parrocchiale di Santa Maria si affaccia su piazza Carloni, nel centro del paese. Dal 1708 i due fratelli la trasformarono radicalmente: Diego curò gli stucchi, Carlo Innocenzo gli affreschi. Il motivo per venire è proprio questo: gli stessi artisti delle grandi corti al lavoro nella chiesa del paese natale, con un risultato che l'ente turistico locale definisce un gioiello del rococò lombardo. Parte degli affreschi del presbiterio è riemersa con i lavori fra il 1975 e il 1990.
Sempre a Scaria, la chiesa dei Santi Nazaro e Celso ha un portico con affreschi attribuiti a Carlo Innocenzo. Il Museo d'Arte Sacra di Scaria, inaugurato nel 1966 al piano terreno dell'edificio della casa parrocchiale, conserva fra l'altro ritratti dipinti da Carlo Innocenzo, affreschi della vecchia chiesa di Santa Maria e una Madonna del Rosario di Ercole Ferrata. Non abbiamo trovato orari di apertura aggiornati: informatevi presso la parrocchia, il Comune o l'Ufficio Turistico di San Fedele prima di salire.
Altre tappe, se vi siete appassionati
- Casasco. L'oratorio del Carmine, con stucchi, dipinti e scagliole, e il museo etnografico del paese, con strumenti e testimonianze della vita di un tempo.
- Ramponio. Nell'oratorio di San Pancrazio ci sono due scagliole dei maestri locali, nella parrocchiale di San Benedetto altari in finto marmo.
- Castiglione d'Intelvi e Muronico. Un paliotto in scagliola a Sant'Agata e, a San Sisinnio, gli stucchi attorno a una Madonna in marmo.
- Argegno. Sant'Anna unisce stucco, affresco e scagliola nello stesso altare.
- Ossuccio. Fuori dalla valle, a circa 25 minuti d'auto dall'Hotel Corte Santa Libera, le cappelle del Sacro Monte, patrimonio UNESCO, ospitano le statue in stucco dipinto di Agostino Silva.
Le chiese sono luoghi di culto: non sempre sono aperte, e durante le funzioni si visita più tardi. Per chi vuole capire davvero quello che vede, l'ente turistico della valle può indicare visite guidate.
Soggiornare all'Hotel Corte Santa Libera
Camere e appartamenti a San Fedele Intelvi, piscina scoperta con vista, colazione inclusa e parcheggio privato gratuito: la base perfetta per scoprire la Val d'Intelvi e i grandi laghi.