I resti in pietra delle chiese medievali sull'Isola Comacina, con la chiesa bianca di San Giovanni Battista sullo sfondo
Resti archeologici attorno alla chiesa di San Giovanni, Isola Comacina — foto: Marimari52 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Da riva sembra poco più di un ciuffo di alberi con una chiesetta bianca. Eppure nel Medioevo questa striscia di terra lunga circa 600 metri e larga 200 era uno dei luoghi più contesi del Lario, tanto che i suoi nemici non si limitarono a conquistarla: la cancellarono. L'Isola Comacina, unica isola del Lago di Como, oggi nel comune di Tremezzina, va visitata sapendo cosa si sta guardando, perché il fascino sta tutto in ciò che resta sotto l'erba.

Dai Romani al 1169: perché fu rasa al suolo

L'isola aveva già un ruolo in epoca romana: nell'area di San Giovanni sorgeva un edificio che poteva essere una villa o un santuario. Nel VI secolo le truppe bizantine guidate da Francione la fortificarono e vi resistettero ai Longobardi fino al 588. La posizione era perfetta: controllava il lago ed era difficile da prendere.

Nel Medioevo la Comacina divenne un centro religioso e politico importante e si legò a Milano nelle lotte contro Como. Fu una scelta che pagò cara. Nel 1169 i comaschi, alleati dell'imperatore Federico Barbarossa, attaccarono l'isola e ne demolirono gli edifici; gli abitanti furono costretti a trasferirsi sulla terraferma. Per secoli qui non si ricostruì quasi nulla, ed è proprio questo abbandono ad aver lasciato le rovine così leggibili.

Cosa si vede oggi sull'isola

Il percorso è breve e all'aperto, e basta qualche indicazione per dargli senso:

  • La basilica di Sant'Eufemia: è il monumento principale. Del grande edificio romanico dell'XI secolo, a tre navate e tre absidi, restano i muri perimetrali e la cripta, che danno l'idea delle sue dimensioni.
  • La chiesa di San Giovanni: è la chiesetta bianca che vedete dal lago. Ricostruita nel Seicento, tra il 1670 e il 1675, sorge sopra stratificazioni molto più antiche. Attorno e sotto di lei gli archeologi hanno trovato resti tardoantichi e un battistero paleocristiano con pavimento a mosaico.
  • Santa Maria del Portico e San Pietro in Castello: altri ruderi di chiese medievali, quest'ultimo nel punto più alto dell'isola, a ricordare che qui di luoghi di culto ce n'erano parecchi.
  • Le Case per Artisti: tre piccoli edifici razionalisti di Pietro Lingeri, completati attorno al 1940 e restaurati nel 2009-2010. Non sono una stranezza fuori posto, ma l'ultimo capitolo della storia.

Quell'ultimo capitolo merita due righe. Nel 1919 l'isola fu lasciata in eredità da Augusto Caprani al re Alberto I del Belgio, che l'anno dopo la cedette allo Stato italiano. Da lì il legame con l'Accademia di Brera, a cui l'isola è ancora legata, e l'idea di farne un villaggio per artisti. Gli scavi archeologici veri e propri, iniziati nel 1914 con Ugo Monneret de Villard, ripresero poi fra il 1958 e il 1978 con Luigi Mario Belloni.

Come arrivarci

L'isola si raggiunge solo via lago. La soluzione più semplice è la barca o il taxi boat da Ossuccio o da Sala Comacina, i due paesi che le stanno di fronte, a brevissima distanza. Ossuccio dista dall'hotel circa 14 km, 25 minuti in auto.

Se preferite il battello di linea, tenete presente che Ossuccio non risulta fra le fermate: i pontili vicini sono Lenno, Sala Comacina e Campo, e in stagione alcune corse fermano allo scalo Isola Comacina. Il sito ufficiale dell'isola segnala tra i collegamenti anche il servizio di Navigazione Laghi, ma corse e fermate cambiano con la stagione, quindi controllate l'orario in vigore prima di partire.

Consigli per la visita

L'apertura è stagionale: il sito ufficiale indica i mesi da maggio a fine ottobre, e nello stesso periodo a Ossuccio apre il piccolo Museo Antiquarium, con un calendario più ridotto e i reperti che aiutano a capire gli scavi. Una tappa utile da abbinare, magari prima della traversata, così arrivate sull'isola con un'idea più chiara.

Sull'isola non contate sui servizi: il sito ufficiale riporta che ristorante, bar e bagni sono chiusi a tempo indeterminato. Portatevi acqua e, nelle giornate calde, un cappello, perché fra le rovine l'ombra non è molta. Scarpe comode sono consigliate: il terreno è fatto di prati, gradini e pietre sconnesse, e per un passeggino può diventare faticoso.

Se vi trovate in zona attorno al 24 giugno, c'è un motivo in più: ogni anno, nel fine settimana più vicino a San Giovanni, l'isola è al centro di una festa con la processione di barche e i fuochi d'artificio che rievocano l'incendio del 1169. Sono giornate molto affollate, con collegamenti speciali e programma che varia: trovate tutto sui canali ufficiali del Comune di Tremezzina e dell'isola, gli stessi da consultare per ogni altra informazione aggiornata sulla visita.

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